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La mia personale esperienza - seconda parte

Last Update: 11/13/2020 4:40 AM
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11/13/2020 2:23 AM
 
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Seconda parte - vengo a contatto coi tdG.

Preoccupato, il responsabile del negozio, è costretto a far buttar via tutti i surgelati del negozio e ovviamente visto il modo di fare con le ragazze, dato che la madre della prima era cliente del negozio e si presentò a parlare con lui, ebbe l'idea di cominciare ad avere delle conversazioni con me, vendendomi ad esempio la bibbia per solo 5mila lire. All'epoca funzionava così e mi regalò però qualche rivista, una delle quali parlava dello spiritismo nelle arti marziali. Mi dice che vuole iniziare a studiare la bibbia con me, la mia ragazza non è felice e mi dice che vuole lasciarmi. Sua madre ha già trovato un rimpiazzo, ma nel frattempo io vado in ferie ad agosto in Sardegna coi miei genitori. Ricordo che la chiamai al telefono ma senza alcuna comprensione, sapendo che non stavo bene, mi disse freddamente che mi lasciava per un altro.

Da 12 giorni però non riesco a liberarmi, ho dolori intestinali fortissimi. Provai con tutto. Lassativi, clisteri. Nulla. Speravo che andandomene in vacanza e rilassandomi, magari qualcosa sarebbe cambiato e sarei riuscito ad evacuare. Purtroppo mi sbagliavo. Inizio a vomitare liquidi color caffè. Sono giorni che non mangio più e prendo solo purghe. Mangio una mela e la rigetto. Bevo acqua e rigetto pure quella sotto forma di liquido color caffè. Più tardi seppi che avevo il duodeno intasato. I miei genitori sono combattuti e mi chiedono se voglio andare all'ospedale, magari con un loro clistere, una robina da due litri di olio di vaselina, forse riesco a liberarmi e non darò più di stomaco. La faccio facile, penso che la scelta migliore sia quella di andare all'ospedale.

Così, con i miei andiamo in ospedale, il posto più vicino è Nuoro, quindi si va li. Arrivato al pronto soccorso, vengo visitato e risulta evidente che ho un blocco intestinale, l'addome è gonfio e i dolori sono lancinanti. L'ampolla rettale è vuota, per cui mi viene fatta una lastra e il quadro clinico è assai complicato. Ho un enorme fecaloma, no... non è un tumore, fra il sigma (la parte finale dell'intestino) e il colon discendente. Inoltre, vedendomi vomitare marrone, il medico di turno mi dice che non potendomi dare un medicinale per bocca in quanto lo avrei vomitato all'istante, mi dice che è necessario, anzi... indispensabile mettermi la sonda duodenale. Non capisco di cosa si tratta, ma accetto. Per chi non lo sapesse, la sonda duodenale, è un tubo in pvc che va inserito non per bocca, ma per via nasale giù giù fino al duodeno passando per lo stomaco. In teoria non è dolorosa, ma assai fastidiosa. Durante l'inserimento del tubo bisogna bere acqua e l'infermiere inserisce il tubo in questione. Si ha come il senso di soffocamento. Non viene inserito in bocca perché alla fine della lingua, si trovano dei recettori che se stimolati provocano il vomito, sapete il detto no? Per vomitare basta mettere due dita in gola. Fatto questa operazione, ovviamente non vomito più e il liquido si va a depositare in un sacchetto apposito che poi viene sostituito. Naturalmente vengo ricoverato e mi viene assegnato un letto. Il mattino seguente parlando col chirurgo e primario mi vengono prospettate due strade possibili. Il mega clistere di cui sopra oppure l'intervento chirurgico che vuol dire un bel taglio di 20 centimetri. Dapprima proviamo con olio di vaselina, poi con olio di fegato di merluzzo, poi col fatidico olio di ricino. Il tutto però mi viene somministrato nello stessa mattinata ad intervalli regolari e tramite il tubo che va così direttamente nel duodeno. Niente da fare, tramite la flebo mi vengono dati gli antidolorifici, perché le coliche intestinali si fanno sempre più frequenti e dolorose. Il pomeriggio mi viene fatto un bel clisterone di olio di vaselina da due litri che rifarò subito pulito pulito. Durante quei giorni in ospedale mio padre indossa dei jeans nuovi il cui odore mi da profondamente fastidio e mi provoca nausea. Forse per lo sforzo, forse per un colpo di tosse, nel tardo pomeriggio, quando iniziò il turno notturno, il tubo duodenale mi sale su provocandomi dolore nello stomaco e difficoltà a respirare. Suono il campanello per far venire qualcuno ad aiutarmi e mi capita un'infermiera giovane e purtroppo non adeguatamente preparata. L'unica via percorribile è togliermelo da solo. Faccio un bel respiro, il più profondo che posso fare. Trattengo il respiro e contemporaneamente tolgo il cerotto che mi tiene bloccato il tubo e lo tiro via il più velocemente possibile. Ora va meglio. Riesco a respirare, ma ricomincio a vomitare, anche se di meno. Durante la serata però il tubo mi viene rimesso e durante la notte, il medico arriva e mi fa fare un'altra lastra. Vuole vederci ancor più chiaro. Al mattino, all'alba del 14esimo giorno, sono cosciente del fatto che sono oramai due settimane che non dormo. Il dolore non c'è. Ma il medico mi parla chiaro. Dandomi del tu mi dice che hanno provato di tutto e che a quel punto può capitare di tutto, compreso il fatto che io potrei morire per emorragia interna causata dal restringimento di un'arteria oppure che potrei fare la cacca dalla bocca. Nessuna delle due cose mi piace e lo dico apertamente al medico. Gli dico anche se è possibile fare ancora qualcosa. Lui mi dice chiaramente che hanno fatto tutto il possibile e che l'unica strada praticabile a quel punto è l'operazione chirurgica. E' molto presto, i miei genitori non sono ancora arrivati dal campeggio all'ospedale e penso che, beata gioventù, magari mi fanno un taglietto, tolgono via la cacca e torno su giusto in tempo per vedere arrivare i miei genitori e dar loro la buona notizia! Mi sbagliavo. Ero all'epoca molto positivo ed incosciente. I 20 anni fanno questo scherzetto. Vengo preparato per l'operazione. Non vedo l'ora che tutto ciò finisca. Non sono mai stato operato. Il medico mi spiega che possono essersi creati tre diversi tipi di costrizione intestinale dovuti appunto al forte calcio ricevuto durante il combattimento. E me lo spiega usando il tubo della flebo dicendomi... invaginamento, torsione o inginocchiamento. Trovo un'anestesista che è un angelo. Capisce la situazione in cui mi trovo e che sono a rischio di perdere la vita. Ha una voce dolcissima. Mi ricorda tanto la mia cara zia Marisa, la sorella di mia madre. Mi prepara facendomi la preanestesia. Sono convinto che andrà tutto bene, sono preoccupato solo di riuscire a tornare su prima che arrivino i miei genitori. Ho paura! Piango e quella donna mi rilassa con la sua voce delicata. E' molto comprensiva e fa di tutto per tranquillizzarmi. La paura va via. Entro in sala operatoria, mi mettono sul letto operatorio che è gelido! L'anestesista mi accarezza il viso e mi dice che a breve sentirò il freddo salire dal braccio fino al collo e che poi mi addormenterò. Sono tranquillo. Tutto andrà bene! Mi dice di contare insieme a lei. Il braccio diventa freddo, il collo pure. Ricordo di aver contato fino a tre, forse a quattro. Poi il buio. Non ho nemmeno il tempo di pregare. Durante l'operazione c'è una complicanza come mi spiegherà più tardi il chirurgo. Forse per aver visto sul mio comodino la TNM pensa che io sia un testimone di Geova battezzato e non userà con me il sangue, ma il lattato di Ringer. Lui taglia fino all'ombelico partendo da poco sotto lo stomaco. Prova con le mani a spremere il colon e intanto provano con clisteri a tirarmi via le feci. Niente da fare. Sono dure come il cemento armato! E' costretto a tagliare fino giù alla zona pelvica. Estrae l'intestino e lo poggia sopra di me. Il tempo corre veloce e l'effetto dell'anestesia sta per finire. Decide di procurarsi una macchina fotografica e farmi una foto con la sua mano ed il mio intestino. Quella foto mi arriverà qualche settimana dopo a casa per posta insieme alla cartella clinica. Taglia l'intestino dopo aver riprovato a premerlo inutilmente. La massa fecale non è solo enorme, ma pesante quanto un bimbo un po' cresciuto. 4 chili e mezzo di feci!!! Richiude tutto. Mi risveglio a fatica sul letto. Sento la voce di una donna. Non è l'anestesista, ma mia madre. Pronuncia il mio nome più volte. Delicatamente. Mi dice di aprire gli occhi ed io le rispondo che mi servirebbero un paio di stecchini per poterli tenere aperti. Con molta fatica apro piano piano gli occhi. Ci metto diversi minuti per farlo. Mia madre è da una parte e dall'altra mio padre. Indossa gli stessi jeans, ma l'odore stavolta non mi da fastidio. L'operazione è riuscita perfettamente. E' solo durata più del previsto quasi 4 ore! I miei genitori mi raccontano nei dettagli l'operazione ma soprattutto lo spavento che si sono presi quando non mi hanno trovato nel letto. All'inizio pensano che io sia andato in bagno e che mi sia liberato. Aspettano un po', ma il tempo passa. A quel punto chiedono ai malati con cui condividevo la stanza. Uno di loro gli dice che sono finito in sala operatoria. Mia madre si sente male e sviene. Mio padre fa appena in tempo a prenderla e metterla sul mio letto. Ecco spiegato il perché della loro voce rasserenante. Il decorso operatorio va avanti e nei giorni seguenti riesco a dormire e ho appetito. Il medico mi visita e quando devono pulirmi la ferita gli chiedo quanti punti mi ha messo. Quasi quasi svengo a quanti ne mise. Una quarantina! E' tempo di togliermi il sondino duodenale, finalmente! Via anche la flebo con il latta di Ringer e via quello nutrizionale. Rimane solo la flebo di pulizia. Mangio. Non posso certo pretendere un pasto luculliano ma si tratta di una minestrina senza pastina e di un purè di patate. E' il momento di alzarmi in piedi. Sono diversi giorni che sono sdraiato fermo. Non avendo più la sensibilità sotto i piedi, con mio padre vicino a me. Mi giro su fianco destro usando le braccia. Come avevo fatto durante le notti precedenti. Non ho più gli addominali e non li avrò mai più. Mi metto a sedere sul letto sempre aiutato da mio padre. Rimango seduto per diversi minuti respirando profondamente dal naso. Giunge il momento di mettere i piedi in terra. Non metto le ciabatte, i piedi sono nudi. Scendo dal letto e metto il primo piede in terra. Mi sento Armstrong. Poi l'altro. Tiro su il piede destro e lo sbatto con un po' di forza sul pavimento. Ripeto la stessa cosa col sinistro. E poi ancora. Non ho la sensibilità sotto i piedi. Mi sento mancare e mio padre mi fa sedere sul letto. Devo sdraiarmi, prima di svenire. Dopo un po' di giorni mi fanno uscire. Ringrazio tutti, il personale ospedaliero, il chirurgo soprattutto e anche i miei compagni di stanza. Qualche giorno di vacanza in riva al mare mi potrà solo fare bene. Mi ero portato perfino la mia macchina fotografica per fare foto e ne scattai alcune coi piedi nel mare. Che bello! Il giorno dopo salimmo sul traghetto che ci riportò a casa. Nei giorni seguenti chiamai la mia ex ragazza oramai e l'andai a trovare nel centro estetico dove lavorava con sua madre. Ma non la vidi mai. Sua madre in mia presenza parlando con una cliente disse senza mezzi termini che aveva trovato un vero uomo per sua figlia. Zero delicatezza quella donna. Seppi col tempo che il padre che osteggiava la nostra unione morì e una volta diventato un fratello seppi che era morta pure sua madre. Me lo disse il fratello con cui iniziai lo studio.

Ma questa fa parte di un'altra puntata.

Segue ->

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Re:
SupremoVindice, 13/11/2020 02:23:

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Seconda parte - vengo a contatto coi tdG.

Ma questa fa parte di un'altra puntata.

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